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Agroecosistema Euganeo
INTERVISTA AD ARTEMIO




     

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INTERVISTA AD ARTEMIO
VIA DELL'EREMO, GALZIGNANO TERME, COLLI EUGANEI


Mercoledi' 7 giugno 2000

Artemio è un uomo che vive da sempre sui Colli Euganei. È perciò testimone di un'epoca e di una società ormai quasi scomparse, che sopravvivono solo nella memoria di chi vi è vissuto personalmente.
Ormai la nuova generazione è culturalmente troppo distante per poter serbare qualche interesse per la conoscenza di uno stile di vita così diverso da quello attuale, e la memoria di questo passato, pur così recente, rischia di scomparire per sempre.
Questa breve intervista, di cui proponiamo i brani più significativi, vuole essere uno spunto al ricordo per i meno giovani, ed uno stimolo per chi, anche solo con intelligente curiosità, voglia motivare le ragioni dell'essere anche con la conoscenza delle proprie radici culturali.

"Dopo l'11 novembre si seminavano i piselli, mentre i fagioli si seminavano dopo San Giuseppe. Erano tutte varietà nane: fagioli sanguini, dell'olio, baetoni o baetini.
Sempre in autunno si seminavano orzo e frumento ma c'era anche una varietà di frumento che si seminava a marzo, frumento marzolo.

Nei boschi si raccoglievano castagne e marroni che venivano venduti al mercato e in parte usati per far festa con gli amici.
Anche pere e mele erano molto richieste dai fruttivendoli. Queste alcune delle varietà coltivate: peri sanpieroi, canolesi, moscatoni, depinti (perché sembravano dipinti di rosso), mele dalla riga rossa, mele dessi, della rosa dura, della rosa mantovana.

Tra le varietà di pesche c'era la rosa di maggio (le prime a maturare), canabrà, trionfo, i perseghi santolini. Tra i fichi: le smocche che maturavano dopo il 13 giugno, i figalini e i fichi marroni.
Si coltivavano tutti i versanti dei monte, a nord si piantavano soprattutto mele e pere. Il 2 agosto 1892 o 93 ci fu una fortissima grandinata che venne ricordata per molti anni.

Si rendeva coltivabile il versante del monte costruendo dei terrazzamenti. Con i sassi raccolti si costruivano i muretti, con quelli più grandi si facevano gli scalini. Se era necessario si prendeva della terra buona e si mescolava con quella del posto.

In ogni casa c'era un animale una pecora o una capra o una mucca.
Degli animali della casa generalmente si occupavano i bambini o i vecchi. Solo i ricchi avevano diverse mucche (i massariotti); una famiglia con una mucca e tre capre era già ricca, ma molti non avevano neanche una capra.
C'era la pecora padovana e la vicentina e capre nere grigie (cenere) e marroni, con o senza corna, coi pelo corto o lungo. I bambini facevano la prima e la seconda elementare e poi lavoravano. Alcuni pascolavano anche i tacchini che si nutrivano di insetti mentre erano meno numerose le oche vista la scarsità di acqua.

Altra specie allevata era il baco da seta. Era tradizione che le donne andassero in processione il 25 aprile, San Marco, con le uova "sul seno" perché si riteneva che il calore del corpo migliorasse la schiusa delle uova. Erano numerosi i filari di gelso che servivano per l'alimentazione del bachi e a Galzignano c'era la filanda dove lavoravano le ragazze.
Erano necessari 40 giorni perché i bruchi andassero “in gaeta”. Si utilizzavano i rami di erica per “la salita al bosco” dei bachi.

In inverno si lavorava nei boschi per raccogliere la legna e si preparavano i terreni per le semine primaverili. Si producevano grosse quantità di fagioli che venivano fatti seccare sull'aia e poi battuti venivano poi conservati in casse di legno o nel granaio.
Vite e olivo sono coltivati da molti anni in questi luoghi.

La maggior parte delle famiglie allevava un maiale e poi ne utilizzava lo strutto per conservare oca (oca sotto onto), anatra o tacchino a pezzi dentro a contenitori di terracotta la carne così conservata veniva mangiata al tempo dei piselli. Al posto dello strutto si poteva usare anche l'olio.

Nelle ore calde della giornata si costruivano cesti usati poi per la raccolta della frutta. A questo scopo si raccoglievano polloni di ulivo, sanguinello, corniolo, ligustro e castagno che venivano fatti seccare al sole e poi intrecciati.

Per fare una nuova pianta di ulivo si tagliava il pollone con un pezzo del legno della pianta madre e si piantava in autunno o in primavera. La pianta dell'ulivo può attecchire anche dopo tre anni che è stata espiantata.
Il legno di castagno (selvatico) veniva usato per fare i pali per le viti, per costruire scale, botti per vino e olio, bigoi per portare l'acqua, per fare ceste e corbe. Il legno di olmo serviva per costruire il timone del carro e il giogo; il bagolaro per il basto di cavalli e asini, per i parafanghi dei carri e per la “scuria". I raggi delle ruote erano fatti con legno di robusta mentre il cerchio interno della ruota con legno di olmo. I manici degli attrezzi venivano fatti con legno di frassino e di castagno. Con le ramaglie si facevano fascine per cuocere il pane, i pali di robinia venivano messi nel liquame per 40 giorni per aumentare la durata nel tempo.

I bovini servivano per i lavori nei campi (arare e tirare il carro) e per il letame, perciò avere dei bovini significava fare tanti fagioli e tanto mais (avere 10 bovini equivaleva ad essere una famiglia ricca).

L'olmo veniva piantato anche come sostegno per le viti, perché è una pianta poco esigente.
C'era l'abitudine di lasciare il corbo pieno di uva e coperto con delle canne sotto l'olmo così l'uva appassiva un po' e poi si faceva il vino.
Per macinare il frumento c'era un mulino ad acqua.

Le famiglie prendevano l'acqua per tutti gli usi, o dal pozzo o dalla sorgente.
I nuclei familiari erano composti da 25 a 45 persone e il numero di figli oscillava tra i 10 e i 15.

L'apicoltura è sempre stata, presente nella zona e veniva di solito tramandata all'interno della famiglia.

L'introduzione della chimica, in agricoltura ha causato molti disastri anche perché si trattava di una cose che gli agricoltori non conoscevano e che spesso hanno usato senza conoscere che cosa stavano adoperando. Per esempio sono morti diversi animali perché alimentati con l'erba raccolta nei vigneto dopo l'impiego di fitofarmaci e pesticidi...".

 

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