"Dopo l'11 novembre si seminavano i
piselli, mentre i fagioli si seminavano dopo San Giuseppe. Erano tutte
varietà nane: fagioli sanguini,
dell'olio, baetoni
o baetini.
Sempre in autunno si seminavano orzo e
frumento ma c'era anche una varietà di
frumento che si seminava a marzo, frumento marzolo.
Nei
boschi si raccoglievano castagne e marroni
che venivano venduti al mercato e in parte usati per far festa con gli
amici.
Anche pere e mele
erano molto richieste dai fruttivendoli. Queste alcune delle
varietà coltivate: peri sanpieroi,
canolesi,
moscatoni, depinti
(perché sembravano dipinti di rosso), mele
dalla riga rossa, mele dessi,
della rosa dura, della rosa
mantovana.
Tra
le varietà di pesche c'era la
rosa di maggio (le prime a maturare),
canabrà, trionfo,
i perseghi santolini. Tra i fichi:
le smocche che maturavano dopo il 13
giugno, i figalini e i fichi
marroni.
Si coltivavano tutti i versanti dei monte, a nord si piantavano
soprattutto mele e pere. Il 2 agosto 1892 o 93 ci fu una fortissima
grandinata che venne ricordata per molti anni.
Si
rendeva coltivabile il versante del monte costruendo dei
terrazzamenti.
Con i sassi raccolti si costruivano i muretti, con quelli
più
grandi si facevano gli scalini. Se era necessario si prendeva della
terra buona e si mescolava con quella del posto.
In
ogni casa c'era un animale una pecora o una capra o una mucca.
Degli animali della casa generalmente si occupavano i bambini o i
vecchi. Solo i ricchi avevano diverse mucche (i
massariotti); una famiglia con una mucca e tre capre era
già ricca, ma molti non avevano neanche una capra.
C'era la pecora padovana e la
vicentina e capre nere grigie
(cenere) e marroni,
con o senza corna, coi pelo corto o lungo. I bambini facevano la prima
e la seconda elementare e poi lavoravano. Alcuni pascolavano anche i
tacchini che si nutrivano di insetti mentre erano meno numerose le oche
vista la scarsità di acqua.
Altra
specie allevata era il baco da seta. Era
tradizione che le donne andassero in processione
il 25 aprile, San Marco, con le uova "sul seno"
perché si riteneva che il calore del corpo migliorasse la
schiusa delle uova. Erano numerosi i filari di gelso che servivano per
l'alimentazione del bachi e a Galzignano
c'era la filanda dove lavoravano le
ragazze.
Erano necessari 40 giorni perché i bruchi
andassero “in gaeta”.
Si utilizzavano i rami di erica per “la salita
al bosco” dei bachi.
In
inverno si lavorava nei boschi per raccogliere la legna
e si preparavano i terreni per le semine primaverili. Si producevano
grosse quantità di fagioli che
venivano fatti seccare sull'aia e poi battuti venivano poi conservati
in casse di legno o nel granaio.
Vite e olivo
sono coltivati da molti anni in questi luoghi.
La
maggior parte delle famiglie allevava un maiale e poi ne utilizzava lo strutto
per conservare oca (oca sotto onto),
anatra o tacchino a pezzi dentro a contenitori di terracotta la carne
così conservata veniva mangiata al tempo dei piselli. Al
posto
dello strutto si poteva usare anche l'olio.
Nelle
ore calde della giornata si costruivano cesti
usati poi per la raccolta della frutta. A questo scopo si raccoglievano
polloni di ulivo, sanguinello,
corniolo, ligustro
e castagno che venivano fatti seccare al
sole e poi intrecciati.
Per
fare una nuova pianta
di ulivo si tagliava il pollone con un pezzo del legno della pianta
madre e si piantava in autunno o in primavera. La pianta dell'ulivo
può attecchire anche dopo tre anni che è stata
espiantata.
Il legno di castagno
(selvatico) veniva usato per fare i pali per le viti, per costruire
scale, botti per vino e olio, bigoi per portare l'acqua, per fare ceste
e corbe. Il legno di olmo serviva per
costruire il timone del carro e il giogo; il bagolaro
per il basto di cavalli e asini, per i parafanghi dei carri e per la
“scuria". I raggi delle ruote erano fatti con legno di
robusta
mentre il cerchio interno della ruota con legno di olmo.
I manici degli attrezzi venivano fatti con legno di
frassino e di castagno. Con
le ramaglie si facevano fascine per cuocere il pane, i pali
di robinia venivano messi nel liquame per 40 giorni per
aumentare la durata nel tempo.
I
bovini servivano per i
lavori nei campi (arare e tirare il carro) e per il letame,
perciò avere dei bovini significava fare tanti fagioli e
tanto
mais (avere 10 bovini equivaleva ad essere una famiglia ricca).
L'olmo
veniva piantato anche come sostegno per le viti,
perché è una pianta poco esigente.
C'era l'abitudine di lasciare il corbo pieno di uva e coperto con delle
canne sotto l'olmo così l'uva appassiva un po' e poi si
faceva
il vino.
Per macinare il frumento c'era un mulino ad acqua.
Le
famiglie prendevano l'acqua per tutti gli usi, o dal
pozzo o dalla sorgente.
I nuclei familiari erano composti da 25 a 45 persone e il numero di
figli oscillava tra i 10 e i 15.
L'apicoltura
è sempre stata, presente nella zona e veniva di solito
tramandata all'interno della famiglia.
L'introduzione
della
chimica, in agricoltura ha causato molti disastri anche
perché
si trattava di una cose che gli agricoltori non conoscevano e che
spesso hanno usato senza conoscere che cosa stavano adoperando. Per
esempio sono morti diversi animali perché alimentati con
l'erba
raccolta nei vigneto dopo l'impiego di fitofarmaci e pesticidi...".